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Giovedì 23 Novembre 2000
Una docente del liceo Maffei l’ha spiegata a studenti inglesi e americani
Classici insegnati al computer Ricetta che conquista l’estero
Latino e computer, passato e futuro a braccetto. Ad insegnare, nientemeno che agli americani ed agli inglesi, come coniugare files e cd-rom con la lingua e la letteratura di Virgilio e Cicerone, è una professoressa del Maffei, Licia Landi. In due prestigiose riviste culturali del mondo anglosassone, sono stati pubblicati in questi giorni due suoi interventi sull’uso dell’informatica nella didattica del latino. Catullus and the computer : questo il titolo della prima pubblicazione, apparsa su The Classical Outlook, Journal of the American Classical league . L’altro suo lavoro, Collaborative work with students in Italian high-school , è uscito in The Jact review della Joint Association of Classical teachers, inglese. Licia Landi, laurea in lettere classiche a Padova, da 9 anni è docente di italiano e latino al liceo classico Maffei, ma anche cultore di latino medioevale al Dipartimento di linguistica, letteratura e scienze della comunicazione dell’Università di Verona e docente nel campo della formazione alla Scuola di specializzazione degli insegnanti dell’università di Venezia.
«Tutto è cominciato nel luglio scorso», racconta, «quando sono stata invitata ad un convegno all’università di Oxford, in Gran Bretagna, sull’uso dell’informatica nella didattica dei classici. Qui ho incontrato delegati da tutto il mondo e ci siamo scambiati le nostre esperienze su come veniva affrontato, nelle scuole dei rispettivi paesi, l’insegnamento del mondo antico. Nel mio intervento ho raccontato in pratica la mia esperienza quotidiana con gli alunni del liceo classico».
Ma quello che per la Landi è normale routine, con un metodo e con un programma quotidianamente segnati sul registro di classe, non lo è nei sistemi scolastici più avanzati del mondo e così il metodo «veronese» ha conquistato il convegno di Oxford.
Alla docente del Maffei è stato chiesto di scrivere quanto aveva detto: «Ciò che ha impressionato i colleghi delle altre nazioni», chiarisce la docente, «è il fatto che, nei licei italiani, la didattica dei classici si fondi su una lettura intensiva dei testi. Ha colpito la qualità delle nostre scelte e la quantità degli autori e dei passi che noi affrontiamo. È stato molto apprezzato anche il modo con il quale ci serviamo dell’informatica per studiare i testi classici».
In altre parole, al Maffei si parte dall’uso dei data-base testuali e dei programmi di text-retrieval per arrivare alla creazione di un ipertesto.
«Vorrei precisare», aggiunge Landi, «che servendosi del computer, è possibile analizzare un qualsiasi testo letterario sia come spazio pluridimensionale sia come elemento inserito in una rete di testi. Così, sono possibili infinite interconnessioni che sono gli stessi alunni a trovare. L’approdo naturale di questo lavoro collettivo è la progettazione e la "costruzione" di un ipertesto, che diventa il frutto dell’apprendimento collaborativo dell’intera classe. Niente di precostituito, insomma, ma il punto di arrivo di un lavoro sollecitato dal ruolo attivo degli studenti».
Precisa ancora la Landi: «Tutto questo è possibile nella nostra scuola, perché fin dal ’94 il preside Butturini, ha ritenuto importante accogliere le nostre richieste di dotare l’istituto di data base testuali latini e greci, che abbiamo fatto arrivare dagli Stati Uniti. Quindi, la scuola dispone non solo di una ricchissima biblioteca, ma anche di strumenti sofisticati e d’avanguardia, normalmente in uso nelle università, non negli istituti di scuola media superiore».
Ma come lavora la professoressa?
«Porto la classe in laboratorio di informatica e incominciamo a lavorare sulla ricerca di parole chiave con i files di testo. Ovviamente la consultazione di queste fonti è sempre collegata a un problema, a una questione aperta, a un’ipotesi di partenza. Con il computer non solo reperiamo passi che c’invitano ad ampliare e ad approfondire la lettura dei testi direttamente in lingua latina, ma anche affrontiamo esperienze che favoriscono la riflessione metacognitiva».
Parola difficile, questa, per spiegare una fase molto importante del processo d’apprendimento, che la docente chiarisce così: «La ricerca e l’individuazione di dati significativi è un momento formativo anche sul piano metacognitivo, perché aiuta a far apprendere agli alunni un metodo ed un procedimento corretto. Non si danno soluzioni precostituite e preconfezionate, ma tutto nasce insieme. Si ricerca insieme. Così con questo modo di lavorare gli studenti diventano più autonomi e imparano a sapersi orientare nella complessità».
Quali le ricerche più interessanti degli studenti? «Abbiamo lavorato», spiega, «sulla prosa filosofica di Seneca, con una ricerca mirata alla comprensione dell’efficacia espressiva delle frasi sentenziose. Poi abbiamo studiato il linguaggio di Plauto, cercando metafore legate al corpo ed al cibo. Identifichiamo parole specifiche, costruiamo campi semantici, collegando i termini che si riferiscono a un determinato concetto, e verifichiamo tutte le occorrenze nel testo. Analizziamo, in un momento successivo, nei dettagli, i contenuti dei passi più significativi e così la ricerca si allarga e si arricchisce di altre letture».
Una scuola, insomma, fatta in modo diverso, che non solo è piaciuta agli studenti veronesi, ma che adesso sta facendo il giro del mondo.
Emma Cerpelloni



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