circe

la mandragola

LABORATORIO CULTURALE

IL "FARMAKON" NELLA LETTERATURA GRECA E LATINA

Il medicamento di Medea può essere assimilato per i suoi magici effetti afrodisiaci, all’erba mandragola e agli effetti che la tradizione le attribuisce. Proprio i presunti poteri magici, afrodisiaci, o le facoltà medicinali dell’erba, sono largamente documentati nella letteratura trattatistica greca e latina, delle opere di medicina e botanica.

La Mandragola e i suoi poteri nel trattato di medicina.

All’erba mandragola vengono attribuiti poteri soporiferi (Oribasio, Libri di Eunupium II, 1, 3-4; Teofrasto, de causis plantarum; Plinio il Vecchio, Naturalis historia). Galeno, Teofrasto, Plinio, la qualificano come erba velenosa, addirittura letale.

Per Oribasio la Mandragola rianima, per Plinio cura il vomito, la pazzia, morsi e punture, e le malattie degli occhi.

Giuseppe Flavio (Arcaiologia Giudaica, I, 308) e Plinio testimoniano che alcuni mangiano il frutto della mandragola.

Celso, e lo stesso Plinio, assottigliano il confine tra scienza e magica superstizione, documentando l’uno che l’erba esercita il suo potere soporifero posta sotto il cuscino, l’altro riportando il rituale per cogliere la pianta.

Infine, significativamente, Esichio accosta il nome della mandragola, prima, a quello di Zeus, simbolo di forza virile, poi, ad Afrodite, dea dell’amore, mentre Plinio dà all’erba l’appellativo di "circeion", erba di Circe con evidente e problematico richiamo ai noti passi dell’Odissea.

Traduzione delle fonti

codice dioscoride
Codice di Dioscoride - 512 d.C.

Marianna Negrini