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LABORATORIO LETTERARIO

LA MANDRAGOLA E IL RIFLESSO DELLA SITUAZIONE CONTEMPORANEA


La Mandragola è un "badalucco", uno scherzo, un gioco letterario, con il quale Machiavelli "s’ingegna(…) /fare el suo triste tempo più suave/perché altrove non have/dove voltare el viso, /ché gli è stato interciso/mostrar con altre imprese altra virtùe,/non sendo premio alle fatiche sue" (Prologo). A prima vista, la Mandragola, è una commedia, modellata (in parte) sui canoni della classicità latina, come era costume cinquecentesco: un'intrigata storia d’amore, piena di raggiri ed inganni. Ma questo non è, perché in Machiavelli la volontà di svagare la noia viene trasformata, per intima vocazione naturale e genio artistico, in una rivalsa, una sarcastica vendetta personale contro la malasorte, ma anche contro l’ottusità dei boriosi signori medicei che non vogliono riconoscere la sua "virtù" e premiarlo con un ruolo più attivo nella politica. La Mandragola nasce così, un capolavoro che si distacca, per originalità, da tutte le esperienze precedenti. Lungi, dunque, dall’essere un mero gioco letterario, essa è, invece, un componimento serio, e la materia trattata, all’apparenza burlesca e lasciva, si fa grave. Nella Mandragola, infatti, è lo stesso radicato pessimismo che animava il Principe a parlare: Machiavelli non vede nella società alcuno spiraglio da cui possa emergere la bontà. Il mondo della Mandragola è perverso, corrotto, malvagio, popolato da ipocriti e cinici: Callimaco, innamorato disonesto, Ligurio, astuto e senza scrupoli, Timoteo, frate avaro, e, non ultima, Lucrezia, che, rappresentata come una donna dalle indubbie qualità morali, alla fine perde ogni scrupolo: "Però, io ti prendo per signore, patrone, guida: tu mio padre, tu mio defensore, e tu voglio che sia ogni mio bene; e quel che ‘l mio marito ha voluto per una sera, voglio ch’egli abbia sempre" (V,4).

mappa
Rappresentazione cartografica dell' Italia del  '500

Se i cenni storici della calata del re Carlo VIII e dell’invasione dei Turchi accrescono la negatività, portando oscuri presagi, la Chiesa, impersonata dall’irriverente figura di fra’ Timoteo, appare, nella sua corruzione, colpevole della crisi e della disunione italiana: "E la cagione che l’Italia non sia in quel medesimo termine, né abbia anch’ella o una repubblica o uno principe che la governi, è solamente la Chiesa: perché, avendovi quella abitato e tenuto imperio temporale, non è stata sì potente né di tanta virtù che l’abbia potuto occupare la tirannide d’Italia e farsene principe; e non è stata, dall’altra parte, sì debole, che, per paura di non perdere il dominio delle sue cose temporali, la non abbia potuto convocare uno potente che la difenda contro a quello che in Italia fusse diventato troppo potente…", (Discorsi I, cap. XII).

Se Machiavelli intendeva rendere il suo tempo più "suave"( Prologo), non crediamo, alla luce di tutto questo, che abbia raggiunto lo scopo: perché se è vero che la negatività è risolta, nella commedia, in riso, è pur vero che è un riso amaro e sarcastico, un riso privo di catarsi.

 

                                                                                    Stefano Ciacciarelli e Gaia Puliero