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LABORATORIO LETTERARIO

IL REALISMO NELLA MANDRAGOLA


Per realismo, nella Mandragola, si intende la presentazione verosimile dell’ambientazione storica e sociale del primo Cinquecento.

La vicenda prende avvio nel periodo successivo alla discesa di Carlo VIII, causa della crisi politica che attraversava l'’Italia ( "cominciarono per la passata del re Carlo, le guerre in Italia, le quali ruinorono quella provincia", I,1), ed è la cruda denuncia di una società corrotta, legata ad antiche credenze, che trova nella degradazione dell’istituzione ecclesiastica la sua più eloquente espressione. L’autore presenta tale aspetto attraverso le parole di Callimaco e di Ligurio: "oh frati! Conoscine uno e conoscigli tutti" ( IV, 4), e "Questi frati sono trincati, astuti; ed è ragionevole, perché e’ sanno e’ peccati nostri e’ loro, e chi non è pratico con essi potrebbe ingannarsi e non li sapere condurre a suo proposito" ( III, 2).

ordine dominicano
A. di Buonaiuto - L' Ordine Domenicano - Cappellone degli Spagnoli - Firenze

Con la stessa lucidità con cui analizza la corruzione del clero, Machiavelli individua i difetti della società a lui contemporanea, ancorata ad antiche credenze popolari, come quella che ritiene la mandragola capace di vincere la sterilità, per il fatto che le sue radici assomigliano alla figura umana: Callimaco, con intento parodistico, afferma che "non è cosa più certa ad ingravidare una donna che dargli da bere una pozione di mandragola" ( II, 6).

La mentalità comune esaltava il valore della prole maschile ("e buon pro vi faccia madonna, che Dio vi dia a fare un bel figliuolo mastio", V, 6) e da ciò appare ancora più evidente la radicata misoginia della società coeva, testimoniata, per esempio, dalle continue lamentele di Nicia nei confronti della moglie ( "ella sta in orecchi come la lepre e come se le dice nulla, ella vi fa dentro mille difficultà", III,2) e dalle parole di Ligurio ("Io credo che sia, perché tutte le donne sono sospettose", III, 2). Tale concezione è presente anche nella "favola" Belfagor Arcidiavolo, dove Roderigo "volse più tosto tornarsene in inferno… che di nuovo con tanti fastidi, dispetti e periculi sottoporsi al giogo matrimoniale".

Una lettura analitica della Mandragola evidenzia l’immutabilità e la vanità dei codici comportamentali, come il promettere sul proprio onore ("io gli ho promesso", I,1; "non dubitare della fede mia", I,3) e l’ostentazione di una falsa conoscenza, usata come strumento di inganno per perseguire il proprio obiettivo ("Nam cause sterilitatis sunt: aut in semine, aut in matrice, aut in instrumentis seminariis, aut in virga, aut in causa extrinseca", II, 2).

Il realismo, nella Mandragola, non riguarda i soli aspetti storico-sociali, ma anche le rappresentazioni verosimili della vita quotidiana della Firenze cinquecentesca e la comicità non è solo il frutto delle situazioni, ma, anche, del linguaggio realistico e popolare di alcuni personaggi, come Nicia e Ligurio ("io ne so ragionare, che ho cacato le curatelle per imparare due hac", II, 3; "ohimè, ohimè, ohimè, io sono spacciato…io mi son murato un forno", IV, 2), che, come disse lo stesso Machiavelli nel "Discorso intorno alla nostra lingua", usano "termini e motti…proprii e patrii".

Alice Ronzani e Marco Benati