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Laboratorio teatrale

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PERSONAGGI                         

Messer Nicia 
Ligurio
Callimaco
Fra' Timoteo

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Atto I, 2

L. (con finta ammirazione) Quanto è egli (= il mare) maggior che Arno?
N. (deridendolo ed ignorandolo) Che Arno? Egli è per quattro volte, per più di sei, per più di sette, mi farai dire: e’ non si vede se non acqua (cerca di rendere a gesti l’idea dell’immensità), acqua, acqua.

La gestualità accompagna la parola e ne amplifica l’intensità dell’immagine.

N. (compatendolo come se fosse un bambino) Eeeh…tu hai la bocca piena di latte! E’ ti pare a te una favola avendo a sgominare tutta la casa?
(Pausa: sospira) Pure, io ho tanta voglia d’avere figliuoli, che io son per fare ogni cosa. Pure, io ho tanta voglia d’avere figliuoli, che io son per fare ogni cosa.
(Esitante, apprensivo) Ma parlane un po’ tu con questi maestri, vedi dove e’ mi consigliassino che io andassi; ed io sarò intanto con la donna, e ritroverenci.

Questo frammento può essere confrontato con un altro presente in I, 3:

C. (angosciato, quasi disperato) Ma come ho a fare? Che partito ho a pigliare? Dove mi ho a volgere? (diventa determinato, con ostinazione) A me bisogna tentare qualche cosa, sia grande, sia periculosa, sia dannosa, sia infame. (melodrammatico) Meglio è morire che vivere così. (sognante, romantico) Se io potessi dormire la notte, se io potessi mangiare, se io potessi conversare, se io potessi pigliare piacere di cosa veruna, io sarei più paziente ad aspettare el tempo! (torna a disperarsi, fino quasi a piangere) Ma qui non c’è rimedio; e se io non son tenuto in speranza da qualche partito, io mi morrò in ogni modo; (sempre disperato, ma ostinato e risoluto) (sempre disperato, ma ostinato e risoluto) e veggendo di avere a morire, non sono per temere cosa alcuna, ma per pigliare qualche partito bestiale, crudele, nefando!

In entrambi i frammenti gli scarti di tono sottolineano il variare dei moti dell’animo nel personaggio.

Atto I, 3

L. (rimasto solo si fa una gaia risata; quasi ammiccando al pubblico) Io non credo che sia nel mondo el più sciocco uomo di costui; e quanto la fortuna lo ha favorito! Lui ricco, lei bella donna, savia, costumata ed atta a governare un regno. E parmi che rare volte si verifichi quel proverbio, ne’ matrimoni, che dice: "Dio fa gli uomini, e’ s’appaiano"; perché spesso si vede uno uomo ben qualificato sortire una bestia, e, per avverso, una prudente donna avere un pazzo.

Attraverso il monologo il personaggio si pone in comunicazione con il pubblico, e si concede uno spazio per considerazioni di carattere generale.

Atto II, 2

C. Chi è quel che mi vuole? (avanza camminando, pieno di sé, simulando autorevolezza e parlando con un vocione alterato e solenne)
N. (esitante, quasi in soggezione) Bona dies, domine magister. Bona dies, domine magister.
C. Et vobis bona, domine doctor.

La comicità deriva qui dal fatto che Callimaco parla con una voce che non è la sua.

C. …è necessario sapere la cagione della sterilità della donna vostra, perché le possono essere più cagioni (di nascosto da Nicia, Ligurio gli suggerisce a gesti e bisbigliando di ricorrere al latino. Callimaco se ne avvede ed esegue prontamente). Nam causae sterilitatis sunt: aut in semine (Nicia fa un "Oooh!" di ammirazione), aut in matrice (Nicia: "Oooh!"), aut in instrumentis seminariis (Nicia: "Oooh!"), aut in virga ("Oooh!"), aut in causa extrinseca.
N. (con ammirazione entusiastica) Oooh…costui è el più degno uomo che si possa trovare!
C. (insinuando) Potrebbe, oltra di questo, causarsi questa sterilità da voi per impotenzia Potrebbe, oltra di questo, causarsi questa sterilità da voi per impotenzia (lo fissa quasi divertendosi); che, quando questo fussi (rassegnato, con tono distaccato), non ci sarebbe rimedio alcuno.
N. (reagisce, imbarazzato) Impotente, io? (scoppia in una risata forzata per nascondere l’imbarazzo) Ah! Ah! Ah! Voi mi fate ridere! Ah! Ah! Ah! Voi mi fate ridere! (con convinzione poco convincente) Io non credo che sia el più ferrigno ed il più rubizzo uomo in Firenze di me!

Le intonazioni, le esclamazioni, la gestualità, gli atteggiamenti e il comico uso del latino nell’enumerazione si fondono in un esilarante braccio di ferro dialettico e psicologico tra i personaggi.

Atto III, 4

L. (prendendo a braccetto fra’ Timoteo, confidenzialmente, lo porta in giro con sé per la scena; Nicia li segue, preoccupato) Qui Messer Nicia ed un altro uomo da bene, che voi intenderete poi, hanno a fare distribuire in limosine (marcando il tono) parecchi centinaia di ducati. parecchi centinaia di ducati.
N. (sobbalza e mostra di aver sentito; il frate si volta di scatto a guardarlo) Cacasangue!
L. (si frappone di corsa tra il frate e Nicia, rimproverando questi sottovoce) Tacete, in malora, e’ non fien molti! (si volta verso il frate che è sempre più perplesso, e si toglie d’imbarazzo con una grande risata) Non vi maravigliate, padre, di cosa che dica (quasi sospingendolo lontano da Nicia), ché non ode, e pargli qualche volta udire, e non risponde a proposito.
F. (non del tutto convinto, lancia ogni tanto qualche occhiata a Nicia) Séguita pure, e lasciagli dire ciò che vuole.
L. De’ quali danari io ne ho una parte meco; ed hanno disegnato che voi (il frate sussulta ed abbandona ogni sospetto)(il frate sussulta ed abbandona ogni sospetto) siate quello che li distribuiate.
F. Oooh…molto volentieri! (contemporaneamente protende le mani nell’atto di ricevere)
L. (gli prende le mani tra le sue parlandogli con serietà) Ma egli è necessario, prima che questa limosina si faccia, che voi ci aiutiate d’un caso strano intervenuto a messere… Ma egli è necessario, prima che questa limosina si faccia, che voi ci aiutiate d’un caso strano intervenuto a messere…

 ...

 L. (convincente) Guardate , nel fare questo, quanti beni ne resulta Guardate , nel fare questo, quanti beni ne resulta (elencando quasi matematicamente): voi mantenete l’onore al munistero, alla fanciulla, a’ parenti; rendete al padre una figliuola; satisfate qui a messere, a tanti sua parenti! Ma soprattutto (ammiccando con complicità) fate tante elemosine quante con questi trecento ducati potete fare! (il frate, prima esitante, colpito si volta di scatto) E dall’altro canto voi non offendete altro (minimizzando con disprezzo e cinismo) che un pezzo di carne non nata, senza senso, che in mille modi si può sperdere; ed io credo che quel sia bene, che facci bene a’ più, e che e’ più se ne contentino.
F. (bloccatosi al sentir nominare le elemosine, resta un istante in silenzio. Poi, sospirando, volge mani ed occhi al cielo come a dover accettare l’ineluttabile volontà divina, e declama solenne:) E sia, col nome di Dio!

In entrambi i precedenti frammenti il movimento si accompagna alle battute e diventa quasi più importante, poiché è esso a manifestarci con chiarezza il variare degli atteggiamenti dei personaggi.

Michele Fiorillo e Gaia Puliero