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LA DONNA "MODELLO" E LA DONNA "TRASGRESSIVA"

Nel quadro storico della Roma del primo secolo alla degenerazione dei costumi del cittadino in campo politico e sociale, sembra corrispondere la decadenza della figura della matrona romana, già modello di virtus da cui tutte le donne prendevano esempio, ed, inoltre, motivo di vanto ed oggetto d’ammirazione per i mariti, come ci narra Tito Livio (I, 57 "Forte potantibus his apud Sex. Tarquinium [...] incidit de uxoribus mentio. Suam quisque laudare miris modis"," Mentre i principi banchettavano e gozzovigliavano presso Sestio Tarquinio, il discorso cadde sulle mogli. Ognuno lodava la propria").

Il suo comportamento doveva essere caratterizzato da disinteresse per la vita mondana e da una completa dedizione ai lavori domestici ("Pergunt inde Collatiam, ubi Lucretiam haudquaquam ut regias nurus, quas in convivio luxuque aequalibus viderant tempus terentes, sed nocte sera deditam lanae inter lucubrantes ancillas in medio aedium sedentem inveniunt", " Si diressero verso Collazia, dove trovarono Lucrezia, non come le nuore del re, che avevano visto passare il tempo in lussuosi banchetti con le compagne, ma a tarda notte intenta a lavorare la lana tra le ancelle che vegliavano, sedute in mezzo all'atrio"), come dimostrano anche le iscrizioni funerarie, che elencano queste qualità femminili: lanifica, pia, pudica, casta, domiseda.

La degenerazione dei costumi comporta una donna dedita ai divertimenti d’ogni genere, come "orge, amori, adulteri, Baia, feste sulle spiagge, banchetti, gozzoviglie, canti, concerti, gite in barca" ("Lubidines, amores, adulteria, Baias, actas, convivia, commissationes, cantus, symphonias, navigia" Cic., Pro Cael., 35).

fresco.jpg (12277 byte)Questi atteggiamenti erano decisamente contrari alla tradizionale pudicizia delle donne che non bevevano nemmeno il vino, per evitare di cadere in piaceri che non si addicessero alla loro rispettabilità ("Vini usus olim Romanis feminis ignotus fuit, ne scilicet in aliquod dedecus prolaberentur, quia proximus a Libero patre intemperantiae gradus ad inconcessam venerem esse consuevit"," Una volta l'uso del vino era ignoto alle donne romane, perché non si lasciassero andare a qualche atto indecoroso, poiché di solito dal padre Libero il passo successivo alla intemperanza era verso i disordini di Venere" Val. Max., Fac.et dict. mem.2,1.)                               

Sallustio e Cicerone sono testimoni di questo cambiamento e ci raccontano di donne nobili, ma dai costumi corrotti, abili nel suonare la cetra e nel danzare, esperte di lettere greche e latine (" [Sempronia] litteris Graecis Latinis docta, psallere [et] saltare elegantius quam necesse est probae, multa alia, quae instrumenta luxuriae sunt", " (Sempronia) era dotta nelle lettere greche e latine, sapeva danzare e suonare con più eleganza di quanto fosse necessario ad una donna onesta, era esperta di molte altre arti che sono fonte di lussuria", Sall., B.Cat., 25), che non rispecchiavano l'antico ideale femminile. Il tanto ammirato pudore aveva, ormai, ceduto il posto ad una sfrenata lussuria (" Cum ex amplissimo genere in familiam clarissimam nupsisses, cur tibi Caelius tam coniunctus fuit ? Coniatus, adfinis, viri tui familiaris ? Nihil eorum. Quid igitur fuit nisi quaedam temeritas ac libido?, "Nata da nobilissima casata, avendo sposato un uomo di illustrissima famiglia, perché Celio ti fu così legato? E' un consanguineo, e' imparentato, e'  un amico di tuo marito? Niente di tutto ciò. E che cosa fu allora se non sfrenata lussuria?", Cic., Pro Cael.,34), come appare evidente dalla famosissima prosopopea di Appio Claudio Cieco contro Clodia.

Mentre le antiche matrone romane professavano la frugalitas, una condotta di vita ispirata alla sobrietà dei costumi, le donne "trasgressive" usavano in modo disonesto le ricchezze per corrompere (" [Clodia] si se aurum Caelio commodasse non dicit, si venenum ab hoc sibi paratum esse non arguit, petulanter facimus, si matrem familias secus quam matronarum sanctitas postulat nominamus"," (Clodia) se non ammette d’aver prestato del denaro a Celio, se non formula l'accusa che il veleno sia stato preso da lui per somministrarlo a lei, noi agiamo scorrettamente: se facciamo il nome di una matrona diversamente da come esige la rispettabilità delle matrone" Cic., Pro Cael., 32). E' facile comprendere, quindi, come le azioni di queste donne non fossero dettate da alcun rispetto o devozione verso gli dei, differenziandosi anche in questo dalla donna legata ai prisci mores, che mostrava una singolare pietas, sia erga parentes (" [...] Virgo vestalis Claudia [...] patrem complexa triumphantem ab inimico tribuno plebei de curru detrahi passa non est "," La vergine vestale Claudia non permise, dopo aver abbracciato il padre, che questo venisse tirato giù dal carro dal suo nemico tribuno della plebe " Cic., Pro Cael., 34), sia erga deos ( " Quotiens vero inter virum et uxorem aliquid iurgi intercesserat, in sacellum Deae Viriplacae, quod est in Palatio, veniebant et contentione animorum deposita concordes revertebantur","Ogni volta che tra marito e moglie era sorto un motivo di litigio andavano al tempio della dea "Viriplaca" sul Palatino, e, deposta ogni animosità, ritornavano in perfetta concordia" Val. Max., Fac.et dict. mem. 2,1).

Come si può vedere dagli esempi riportati, il modello matronale caro al mos maiorum si rovescia nei casi di Sempronia e Clodia, ma, come ci dimostrano le iscrizioni funerarie, il tipo canonico della donna di "buoni costumi" rimase inalterato nel tempo.

 

 

Caterina Croce, Margherita De Mori, Federica Giarola, Manuela Marai e Valentina Pesci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sirmione, Grotte di Catullo
Museo: Affresco