Federico

 

 

 

 

 

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CONTENUTO DE "IL CORTEGIANO" DI BALDESAR CASTIGLIONE.
"Il Cortegiano" e’ un trattato in forma di dialogo a cui fa da sfondo, fortemente idealizzata e quasi sottratta al tempo, la corte di Urbino, ai tempi di Guidobaldo (1,3), figlio di Federico (1,2 - 2,51 - 2,85 - 4,26 - 4,36).

Protagonisti sono una trentina di homines curiales, tra i quali spiccano incontrastati Pietro Bembo e Giuliano de’ Medici, tutti riuniti come consuetudine intorno alla figura della duchessa Elisabetta Gonzaga per proporre questioni e giochi di ingegno: "quivi adunque i soavi ragionamenti e l’oneste facezie si udivano e nel viso di ciascuno dipinto si vedeva una gioconda ilarita’, talmente che quella casa certo dir si poteva il proprio albergo dell’allegria"(libro I, cap.IV).

A introdurre l’argomento conduttore di tutto "il Cortegiano" e’ la signora Emilia Pia, cognata della duchessa, la quale propone un "gioco non piu’ fatto"(libro I, cap.VI); esso consiste nel definire esaustivamente la figura del perfetto cortigiano. Si apre cosi’ il dibattito che l’autore riporta fedelmente.

cortegiano

 

PRIMO LIBRO
Nel primo libro, cioe’ la prima sera, ad introdurre il dibattito e’ Ludovico di Canossa che definisce le doti morali e fisiche del perfetto cortigiano: nobile d’animo, sapiente e aggraziato in ogni forma di rapporto sociale, egli deve essere anche abilissimo nell’uso delle armi e nei tornei, elegante e, soprattutto, "metrios", cioe’ moderato in ogni cosa. Per riassumere tutto questo in una sola parola, il cortigiano deve possedere la grazia che si ottiene, se non "dalle stelle"(libro I, cap. XXVI), per lo meno seguendo certe "regole" : "fuggire quanto piu’ si po la affettazione" e "usare in ogni cosa una certa sprezzatura che nasconda l’arte e dimostri cio’ che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi".

 

SECONDO LIBRO
Nel secondo libro, la sera seguente, parla Federigo Fregoso il quale esplicita "in qual modo e maniera e tempo il cortigiano debba usare le sue "bone condizioni"(cap. VI), affinche’ possano influire positivamente sul signore. Si prosegue, inoltre, nell’indicare le altre qualita’ di cui un cortigiano deve dare prova. In particolare si insiste sulla necessita’ di saper comunicare amabilmente e comportarsi adeguatamente in ogni occasione. Infine il Bibbiena, concludendo la serata, afferma come il perfetto cortigiano debba possedere una vena ironica che non scada, pero’, nella scurrilita’.

 

TERZO LIBRO
Nel terzo libro (terza serata) si "forma" la perfetta donna di palazzo: analogamente all’uomo, essa deve "fuggir l’affettazione", "esser aggraziata da natura in tutte le operazion sue..., ingeniosa, prudente, non superba, non invidiosa, non maledica, non vana..., far bene ed aggraziatamente gli esercizi che si convengono alle donne (cap. IV). E’ indispensabile, inoltre, che, padrona di un ampio bagaglio culturale, sappia conversare ed "intertenere ogni sorte d’omo con ragionamenti grati ed onesti, ed accommodati al tempo e loco ed alla qualita’ di quella persona con cui parlera’"(cap. V). Conviene poi che essa abbia, diversamente dall’uomo, anche altre qualita’ : innanzitutto la bellezza "poiche’ invero molto manca a quella dama a cui manca la bellezza "(cap. IV) e non meno importante la capacita’ di amministrare la propria famiglia, "saper governare le faculta’ del marito e la casa sua e i figlioli quando e’ maritata"(cap. V).

 

QUARTO LIBRO
Nel quarto ed ultimo libro si considera la figura del cortigiano in relazione al principe. Tra di loro, secondo Ottaviano Fregoso, deve intercorrere un rapporto di sincera amicizia: il cortigiano, servendosi della sua grazia, "sempre gli dica la verita’ d’ogni cosa che ad esso convenga sapere senza timor o pericolo di dispiacergli"(cap. V), affinche’ il signore venga spronato a seguire la via della virtu’ ossia a praticare "giustizia, magnanimita’ e mansuetudine". Si specifica cosi’ come in realta’ la virtu’ del cortigiano non sia fine a se stessa ma concorra a fare il bene del signore e dello stato stesso. Infine, dopo una discussione su quale sia la migliore forma di governo, se la repubblica o il principato, Bembo spiega l’amore platonico.

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