Federico

 

 

 

 

 

E-mail to:

 

OTIUM e NEGOTIUM NEL DIBATTITO FILOSOFICO QUATTROCENTESCO

 

Gli umanisti italiani del ‘400 riprendono la questione del rapporto tra "otium" e "negotium" dal mondo classico, in cui ebbe una lunga e ininterrotta tradizione. Gli umanisti "civili", piu’ vicini alla posizione pragmatica e "latina" di Cicerone che a quella greca, esaltano, nella maggior parte dei casi, la vita attiva e, quindi, la partecipazione politica per il bene comune; nella seconda meta' del secolo, con il diffondersi della filosofia neoplatonica, prevarra' l'elogio della vita contemplativa.

Ecco, in breve, il pensiero degli esponenti dell’Umanesimo civile fiorentino:

 

1) COLUCCIO SALUTATI (1380-1459)

Contrappone la vita attiva a quella contemplativa, che subordina alla prima. La vera sapienza non e’ tanto il puro intendere quanto, soprattutto, "prudenza", cioe’ ragione direttiva della vita. Egli stesso incarna questo tipo di uomo con l’intensa opera di studioso e la partecipazione alle lotte politiche di Firenze. Nel trattato "De nobilitate legum et medicinae" afferma di lasciar volentieri a chi esalta la pura speculazione tutte le altre verita’, purche’ gli si lasci la scienza delle cose umane. Pone le leggi, quindi, al di sopra della medicina e, in generale, delle scienze della natura.

 

2) LEONARDO BRUNI (1370-1444)

Discepolo di Coluccio Salutati, ebbe interessi etico-politici che sono evidenti, ad esempio, nelle traduzione dal greco dell’"Etica Nicomachea", dell’ "Economica" e della "Politica" di Aristotele, nelle "Vita Ciceronis" e "Vita di Dante", opere da lui composte in cui si esaltano due uomini dotti e attivi politicamente. Scrive nell’ "Isagicon moralis disciplinae" : "la filosofia morale e’, per cosi’ dire, tutta nostra. E percio’ coloro che la trascurano e si danno invece alla fisica sembrano in qualche modo occuparsi di faccende estranee e trascurare le proprie", svalutando in questo modo l’esaltazione aristotelica della vita teoretica che la Scolastica aveva interpretato come primato della contemplazione di Dio, e valorizzando, invece, l’aspetto politico dell’etica di Aristotele, cioe’ la dottrina del bene comune come unita’ di virtu’ e piacere.

 

3) GIANNOZZO MANETTI (1396-1459)

Nel "De Dignitate et excellentia hominis" afferma che il compito affidato da Dio all’uomo e’ "agere et intelligere", cioe’ "sapere e potere governare e reggere il mondo che fu fatto per l’uomo".

 

4) MATTEO PALMIERI (1406-1475)

Aferma che la vita dedicata al bene pubblico e’ superiore rispetto a quella di chi vive solitario e nell’opera "Della vita civile" sostiene, circa il destino delle anime dopo la morte, che la sorte migliore spetta ai governanti delle citta’. E’ lampante il riferimento al "Somnium Scipionis" di Cicerone.

 

5) POGGIO BRACCIOLINI (1380-1459)

Sostiene che l’uomo si realizza pienamente solo nella vita attiva; critica, quindi, l’ ascetismo medievale.

 

Altri intellettuali dell’epoca che hanno trattato il medesimo argomento:

 

6) BARTOLOMEO SACCHI (1421-1481)

L’uomo che si ritira nella solitudine e’ un egoista che si sottrae al dovere di adoperarsi per i suoi simili.

 

7) PIER PAOLO VERGERIO (1370-1444)

Opero’ in Italia, nell’ambiente nativo di Padova e a Firenze dove conobbe Salutati. Esaltando gli studi liberali, "pei quali si esercita o coltivasi la virtu’ e la sapienza, e il corpo e l’animo ad ogni miglior bene si educa" (De ingenuis moribus et liberalibus studiis), afferma che chi si dedica solo allo studio "forse riuscira’ buono per se’, ma certamente poco utile alla citta’".

 

8) GUARINO DEI GUARINI (1374-1460)

La sua pedagogia mira a formare uomini onesti, attratti dal bene, che usano la propria dottrina per il bene pubblico. Nel "De ordine docendi ac studendi" afferma che "nulla e’ piu’ dolce del tempo dedicato allo studio" e che in esso si ripone "ogni attivita’, ogni impegno, il riposo, la veglia e persino il sonno".

 

9) LEON BATTISTA ALBERTI (1404-1474)

Nel "Fatum et Fortuna (Intercenale)" scrive, riferendosi agli uomini politici: "Coloro (…) che giovano a molti, che tendono una mano a chi e’ in difficolta’, che aiutano i buoni, sono degnissimi della lode e della gratitudine degli uomini, come pure della pieta’ degli dei (…).Nessuno fra gli uomini che si agitano nel fiume e’ piu’ gradito agli dei immortali." Tuttavia gli Stati non riescono ad affrontare i rovesci della Fortuna. Gli unici a potersi salvare sono coloro che, pochissimi, attraversano il fiume della vita facendo conto sulle "buone arti" o capacita’ tecnico-professinali, cioe' gli intellettuali che si fidano nella prudenza e "industria".

vai all' inizio del documento