Federico

 

 

 

 

 

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UMANESIMO: NUOVA CONCEZIONE DELL'UOMO E DELLA NATURA (dalla Oratio "De hominis dignitate" di Pico della Mirandola)

 

pico

 

Alla fine del Trecento inizia a svilupparsi l’Umanesimo, corrente culturale e filosofica che segna il passaggio da una visione della vita teocentrica ad una antropocentrica.

L’uomo, definito da Pico della Mirandola (1463-1494) nell'orazione "De hominis dignitate" "contemplatore dell’universo" (universi contemplator), viene posto "nel mezzo del mondo perche’ di la’ scorgesse tutto cio’ che e’ in esso" (Medium te mundi posui, ut circumspiceres inde commodius quicquid est in mundo) e la sua natura "ne’ celeste ne’ terrena, ne’ mortale ne’ immortale" (Nec te caelestem neque terrenum, neque mortalem neque immortalem fecimus) gli permette di essere di "se stesso quasi libero e sovrano artefice" (ut tui ipsius quasi arbitrarius honorariusque plastes et fictor, in quam malueris tute formam effingas). Giannozzo Manetti (1396-1459) nel trattato "De dignitate et excellentia hominis" aveva, in precedenza, rivalutato anche i beni terreni e il corpo umano. La dignita' dell'uomo e' celebrata da Pico nel contesto del creato ("qualcuno capace di afferrare la ragione di un'opera si' grande, di amarne la bellezza di ammirarne la vastita'", aliquem qui tanti operis rationem perpenderet, pulchritudinem amaret, magnitudinem admiraretur) e l'uomo e' sintesi che raccoglie i tre mondi, "sommi, medi e infimi gradi" (summis, mediis, infimisque ordinibus). L'identita' strutturale dell'uomo (MICROCOSMO) e del mondo (MACROCOSMO) comporta, in ambito neo-platonico, la valorizzazione della magia che si afferma come strumento di azione e di controllo dell'uomo sulla natura (Ficino e Pico della Mirandola) .

L'uomo dalla "vita attiva" deve risalire alla "vita contemplativa", per innalzarsi, infine, alla suprema unita' con il divino: giustizia, intelligenza e amore fungono da scala  per volare "alla sede iperurania prossima alla sommita' di Dio".

 


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