Federico

 

 

 

 

 

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URBINO E I SUOI SIGNORI : DUE RITRATTI IDEALI. MA DIETRO LA MASCHERA CHE COSA SI CELA ?

 

 

Nel "Cortegiano" (1,2) di Baldassar Castiglione vengono descritte idealisticamente la corte di Urbino e il suo signore Federico da Montefeltro, al quale succedette il figlio Guidobaldo. La piccola corte di Urbino viene posta sotto un "cielo favorevole", per cui, sebbene "tra monti sia", e’ un paese "fertilissimo e pien di frutti".

Inoltre ha avuto la fortuna di essere sempre governato da "ottimi Signori", come il duca Federico, definito "lume della Italia".

Ad una corte ideale corrisponde, dunque, un signore dalle ottime qualita’ etiche e morali, che ben si addice a governare "il piu’ bel palazzo che in Italia si ritrovi".

Se Federico e’ tanto virtuoso, il figlio Guidobaldo non e’ da meno, tanto che "parve che di tutte le virtu’ paterne fosse erede".

Con questo ritratto ideale della corte e dei signori di Urbino Castiglione non vuole trasmetterci soltanto la sua felice esperienza, ma proiettare sul travagliato quadro dell‘ Italia Cinquecentesca un mondo di equilibrio e di pace, in cui le vicende storiche sembrano non intaccare il perfetto cortigiano.

Questo, portatore di "grazia" e di virtu’, intrattiene ottimi rapporti con il signore, di cui e’ insieme consigliere e servitore.

Non c’ e’ niente di esagerato o di volgare, perche’ tutto concorre a creare un’ atmosfera il piu’ piacevole possibile.

Ma, ci si chiede, qual e’ il confine tra sogno e realta’, che cosa vuole dire l ‘autore con il suo trattato ?

E’ difficile trovare una risposta certa a queste domande, in quanto sembra che Castiglione voglia proporci un testo veritiero sulle condizioni della corte urbinate.

Se, pero’, si confronta il testo con il primo libro delle "Satire" di Ariosto, ecco che alla grazia viene contapposta l‘ adulazione e un rapporto di reciproca fiducia contrasta fortemente con la condizione in cui si viene a trovare il cortigiano ariosteo.

Da cio’ si puo’ capire quanto nell‘ opera di Castiglione fragile sia il limite che separa il mondo reale da quello ideale.

Forse Baldassarre tenta di superare la realta’, concependo una dimensione che condensi in se’ le caratteristiche peculiari del presente e i valori su cui dovrebbe essere improntata un’ ipotetica societa’ ideale ?

E’ una domanda aperta ad ogni critica e discussione, in quanto l‘ unica certezza e’ che il trattato di Castiglione, su una base reale, vuole tracciare le caratteristiche ideali del Cortigiano e della vita di corte come alternativa alla crisi politica dell‘ Italia del tempo.

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