Federico

 

 

 

 

 

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VESPASIANO DA BISTICCI

 

La vita
 

Vespasiano da Bisticci (1421-98): commerciante di libri manoscritti, a Firenze, padre riconosciuto dalla moderna industria libraria ed editoriale; la sua bottega fu (1440-1480) il ritrovo del mondo letterario fiorentino; scrisse (1482) le Vite dei personaggi da lui conosciuti.

 

L'opera
 

Vespasiano da Bisticci,  "Vita di Federico"

Vespasiano da Bisticci delinea la figura del duca d'Urbino esaminandola da tre diversi punti di vista: militare, culturale, morale-religioso.

"Avendo infino qui detto di fatti de l'arme, di poi delle lettere coniuncte coll'arme, che' a volere fare uno uomo excellentissimo nella disciplina militare sanza lettere, non puo' avere quella peritia la quale ebe la sua Signoria per avere congiunta l'una con l'altra, venendo ora alla terza conditione giunta con queste dua, e questa e' di sapere governare li stati e le signorie, che radi si truovano che abino tutte queste parti che furono in lui, venendo al governo de' suditi sua et della casa sua, la sua eta' non ha avuto il simile"

 Per quanto riguarda l'aspetto militare (vedi Proemio e pagg. 355-379, 10), Federico risulta essere un perfetto uomo d'armi, l' "invictissimo": egli e' "istrenuo"; dotato di "forza" e "prestantissimo"; pieno di "prudentia", intesa come "senno" o "savissimo consiglio", che si manifesta non solo nelle decisioni, ma anche nella tattica; uomo di polso, efficace oratore, osservante "della fede", diplomatico: nella circostanza della morte "volle avere piu' rispetto al bene universale che al suo particolare".

Circa l'aspetto culturale (vedi Proemio e pagg. 379-399), il Duca e' non solo un uomo "dotto", "peritissimo nella lingua latina" (cosa questa importantissima, "che' difficile e' ? capitano singulare potere far bene e' fatti dell'arme, s'egli non ha la peritia delle lettere, (...) perche' le cose passate sono exempio delle presenti"; egli infatti "grande parte de' sua fatti d'arme gli faceva a imitatione et de gli antichi et de' moderni"), in filosofia, teologia, architettura ("Vegansi tutti gli edifici fatti fare da lui, l'ordine grande et le misure d'ogni cosa come l'ha oservate, et maxime il palagio suo, che in questa eta' non s'e' fatto il più degno edificio, si bene inteso, et dove sieno tante degne cose quante in quello."), "geometria et (...) arismetrica", "musica" ("Della musica s'era dilettato assai et intendevane benissimo et del canto et del sono et aveva una degna cappella di musica, dove erano musici intendentissimi, et avevano parechi giovani che facevano canto et tinore in modo ch'era una degna cappella di musica. D'istrumenti non era istrumento che la sua signoria non avessi"), esperto di scultura ("pongasi mente nel suo palagio le isculture che ci sono, ch'egli fece fare, s'egli volle e' maggior maestri che si trovassino in quel tempo") e di pittura ("Della pitura n'era intendentissimo, et per non trovare maestri a suo modo in Italia, che sapessino colorire in tavole ad olio, mando' infino in Fiandra per trovare uno maestro solenne, et fello venire a Urbino, dove fece fare molte piture di sua mano solennissime, et maxime in uno suo istudio, dove fece dipingere e' filosofi et poeti et tutti e' dottori della Chiesa, cosi' greca come latina, fatti con uno maraviglioso artificio, et ritasevi la sua signoria al naturale, che non gli mancava nulla se non lo spirito. Fece venire ancora maestri di Fiandra, che tesevano panni d'arazo, et fece fare loro uno fornimento degnissimo d'una sala, molto ricco, tutto lavorato a oro et seta mescolata collo istame; era maravigliosa cosa le figure che fece fare, che col pennello non si sarebono fatte le simili, fece fare piu' ornamenti alle camere sua a questi maestri (...) fece fare lavori si' degni a tutti gli usci delle camere sua, in modo che di pennello le figure che v'erano non si sarebono fatte più degne di quelle, et èvi uno istudio lavorato con tanto mirabile artificio, che sendo fatto col pennello, o d'ariento, o di rilievo, non sarebbe possibile che si pareggiassi a quello.") e conoscitore delle "istorie". Ma egli e' anche un mecenate, "liberalissimo et amatore degli uomini singulari", artefice di una biblioteca, "la piu' degna che sia mai stata fatta da quello tempo ("mille anni o piu'") in qua", contenente testi antichi, greci e latini ed ebrei, di ogni disciplina e così pure quelli moderni, cominciando dal papa Pio (vedi elenco, pagg 386, 11-388, 1), riccamente rivestiti i migliori e "tutti belli in superlativo grado, tutti iiscritti a penna, e non se n'e' ignuno a stampa, che' se se sarebbe vergognato, tutti miniati elegantissimamente, et non v'e' ignuno che non sia iscritto in cavretto".

Dal punto di vista religioso ( vedi pagg. 399-410), egli e' "religiosissimo et osservantissimo de' divini precepti"; conoscitore della Sacra Scrittura e della teologia; benefattore di dotti, poveri e religiosi o enti ecclesiastici ("venendo alla piata' e alle limosine fu piatosissimo et clementissimo et misericordioso et grandissimo perdonatore"); per quanto riguarda il governare, egli governa ottimamente sia la sua casa (in cui vige l' "onesta'" e si parla con "grandissima modestia") e i suoi famigliari (in particolare "fe' alevare il figliuolo ("Aveva il signore uno figliuolo maschio legittimo di mirabile virtu': il quale ha nome conte Guido") con grandissima cura", ma si interessa anche dell'educazione del figlio naturale Antonio e delle figlie) sia anche il suo Stato e i suoi sudditi, coi quali e' "umanissimo" e che lo amano ("dissemi un di' quanto debe essere umano chi ha a governare, o regno o signoria o repubblica o stato populare ignuno, per grande o piccolo che sia, peche', diceva, era la principal cosa si richiedeva a uno signore"): li riceve o li ascolta quando hanno qualcosa da chiedergli, cercando di accontentarli; li visita per veder se hanno qualche necessita'; da' loro lavoro, di modo che non ci sono mendicanti; concede grazie eccetto a chi bestemmia o uccide con inganno; viaggia a cavallo senz'armi nel suo Stato; decide tutte le cause: pacificatore tra i sudditi.

Riguardo alla morale, egli e' umano, "discretissimo inverso tutti quegli che avevano fatto qualche piacere", "piatosissimo et clemente e misericordioso", loda e non biasima, contrario ai detrattori, "modestissimo" nelle proprie lodi, "colerico, ma si sapeva benissimo temperare", "mitigava la sua natura con una ismisurata prudenza", costante, con forte senso dell'onore, preveggente.

Dal ritratto senza dubbio elogiativo che ne fa il Vespasiano, testimone di molti dei fatti narrati, degli altri informato "da uomini degnissimi che sono istati appresso alla Signoria", emerge certamente l'immagine ideale del signore rinascimentale, abile tanto nella guerra che nel governo, ma anche dotto mecenate.

 

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