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IL "DE BREVITATE VITAE" E LE ALTRE OPERE: I TEMI TOPICI DEL PENSIERO DI SENECA

Il nostro lavoro e' nato dal confronto fra gli spunti suggeriti dalla lettura del "De brevitate vitae", opera sulla quale ci siamo soffermati con maggior attenzione e scrupolo, e passi tratti da altre opere e da noi stessi tradotti.

Il pensiero di Seneca ricorre, inutile dirlo, in tutti i suoi scritti  e ruota intorno a precise idee di fondo.

Basti pensare alla figura del sapiens, uomo che si innalza sopra tutti gli altri, uomo che ha saputo far propria la scelta dell'otium, uomo che non si lascia abbattere nel confronto con le forze superiori : "Fortuna mecum bellum gerit : non sum imperata facturus ; iugum non recipio, immo...excutio.", (Lettere a Lucilio 51,8). "La fortuna ha ingaggiato una lotta con me. Io non ubbidiro'. Io non accetto un giogo, anzi, me lo scrollo di dosso".

Il sapiens e' un uomo libero, "integrae semper libertatis et solidae...", (De brev.  5,3), che godra' - cioe' – "sempre di un'integra e solida liberta'". Nelle Naturales Quaestiones (III Praef.16) Seneca afferma :"Liber...est qui servitutem effugit sui" , "libero e' colui che si sottrae alla schiavitu' di se stesso". Per dimostrarsi forte piu' della sorte stessa, il saggio deve spogliarsi dei bisogni e delle necessita' materiali : "Diogenes, vir ingentis animi,...effecit ne quid sibi eripi posset", (De tranquillitate animi, 8,4) : "Diogene, uomo dal grande animo, fece in modo che nulla potesse essergli sottratto".

Anche di fronte alla perdita piu' dolorosa, quella della vita, quando tutti saranno atterriti dalla sorte imminente, il sapiente, solo, non avra' alcuna paura ; egli, infatti, non esitera' ad andare incontro alla morte "Certo gradu", (De brev. 11,2), "con passo fermo", e provera' disprezzo per quanti si attaccheranno in modo ridicolo ad un bene destinato irrimediabilmente ad essere perduto. "Nonne contemneres eum, qui inter perituros constitutus, beneficii loco peteret, ut ultimus cervicem praeberet ?", (Nat. Quaest. II,59,7) , "non disprezzeresti, forse, chi, posto tra i condannati a morte, chiedesse come favore di essere l'ultimo a morire?".

Il carattere del saggio uscira' temprato dalle molte e diverse difficolta' della vita : "Fortior miles ex confragoso venit", (Lettere a Lucilio 51,10),  "da luoghi aspri il soldato fa ritorno piu' forte di prima". Al pari di un soldato egli non si dimostrera' debole di fronte a nulla : "Non est emolliendus animus ; si voluptati cessero, cedendum est dolori, cedendum est labori, cedendum est paupertati ; idem sibi in me iuris esse volet et ambitio et ira ; inter tot affectus distrahar, immo discerpar", (Lettere a Lucilio, 51,8), "Non si deve rammollire l'animo; se cedero' al piacere, dovro' cedere al dolore, dovro' cedere alla fatica, dovro' cedere alla poverta' ; vorranno avere su di me il medesimo diritto sia l'ambizione che l'ira; saro' diviso fra queste passioni, anzi, verro' da esse dilaniato".

Forza, liberta' e autarcheia, quindi, alla base della concezione senecana. Un prototipo di saggio al di sopra e al fuori del tempo. Un modello eterno che anche oggi ci appare estremamente moderno ed attuale.

 

Camilla Bazzerla, Camilla Campedelli, Valeria Sterzi

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