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IL CONTESTO STORICO RICOSTRUITO TRAMITE LA TESTIMONIANZA DI TACITO

Dopo la morte di Augusto nel 14 d.C., con la dinastia Giulio – Claudia (Tiberio:14-37 d. C., Caligola: 37-41 d.C., Claudio: 41-54 d.C., e, infine, Nerone: 54-68 d. C.), la struttura del principato si consolidò fino al punto di assumere sempre piu’ chiaramente i caratteri del dominato: Il Principe fu il protagonista indiscusso della vita politica, mentre il senato fu esautorato e lo stato venne dotato di un imponente sistema burocratico. Questo periodo e’ stato mirabilmente tratteggiato da Tacito (58? –117? d. C.), che ha lasciato, nelle sue opere, importanti testimonianze che ci aiutano nella ricostruzione storica (1).

Nerone

Nel I sec. d.C. la politica autoritaria del principato assicuro’, quasi sempre, pace e ordine sociale, ma tolse la libertas, determinando cosi’ la crisi dell’eloquenza ("... nostra potissimum aetas deserta et laude eloquentiae orbata vix nomen ipsum oratoris retineat", Dialogus de oratoribus 1,1); nell’ età repubblicana, invece, in cui la partecipazione alla vita pubblica era viva, nascevano contese che laceravano lo stato, ma "exercebant tamen illorum temporum eloquentiam, (idem, 36,4)".

Negli Annales lo storico ripercorre brevemente (I,2-5) il passaggio dalla respublica al principato e ci presenta quest’ ultimo come il prodotto della degenerazione delle istituzioni repubblicane, che ha avuto inizio con Augusto. In questa analisi demistificante dell’ età augustea (Igitur verso civitatis statu nihil usquam prisci et integri moris: omnes exuta aequalitate iussa principis aspectare, I,4) c’ è forse da sottintendere anche una critica nei confronti di Traiano, il quale voleva riproporre la politica di Augusto.

" Postquam bellatum apud Actium atque omnem potentiam ad unum conferri pacis interfuit" (Historiae I,1), i cittadini persero progressivamente il loro ruolo e nello stato si diffusero corruzione, servilismo e adulazione. Se il comportamento di molti senatori fu meritevole di essere disprezzato perfino da Tiberio (Ann. III, 65 ), che era solito dire in Greco "o homines ad servitutem paratos - scilicet etiam illum qui libertatem publicam nollet tam proiectae servientium patientiae taedebat ", altri, come Trasea Peto, sostennero in ogni occasione la "libertas senatoria " (Ann. XIII, 49) e accettarono serenamente di darsi la morte, come era stato loro comandato: " libamus - inquit - Iovi liberatori. Specta, iuvenis; et omen quidem dii prohibeant, ceterum in ea tempora natus es quibus firmare animum expediat constantibus exemplis", (Ann. XVI,35; confronta la morte di Seneca, Ann. XV, 64: "addita voce libare se liquorem illum Iovi liberatori").

       nerone

Nerone, dopo il quinquennio felice, dette numerose prove di efferatezza e di crudelta’. Tacito si sofferma, per esempio, sulle persecuzioni messe in atto contro i Cristiani : " Nero subdidit reos et quaesitissimus poenis adfecit...Christianos" (Ann. XV,44), e, pur non dimostrando simpatia nei loro confronti, conformemente all’ opinione pubblica, non approva, comunque, le scelleratezze del princeps. In altri passi lo rappresenta come cinico, sanguinario e abile simulatore, caratteristica questa comune a molti imperatori: Nerone, dopo l’ assassinio della madre Agrippina, era "...diversa simulatione maestus et quasi incolumitati suae infensus ac morti parentis inlacrimans...", ma, quando si sparse la voce che era stato trovato il sicario, ebbe l’ ardire di affermare che " luisse eam poenas conscientia, quasi scelus paravisset", ( Ann.XVI,10).

La morte di Nerone fu accolta da reazioni contrastanti: " ...patres laeti , usurpata statim libertate licentius...; primores equitum proximi gaudio patrum ...; pars populi integra et magnis domibus adnexa...in spem erecti; plebs sordida et circo ac theatris sueta, simul deterrimi servorum... maesti et rumorum avidi", (Hist. 1,4).

Intanto si preparavano i terribili avvenimenti dell’ anno 69 d.C.

 

Elisa Testori

 

(1) Nella lettura dei passi tacitiani, come di quelli di altri autori, bisogna tenere presente la  posizione filosentoria e di dissenso nei confronti del Principato di molti intellettuali del I sec. d.C.; quindi, senza con questo incorrere in semplificazioni o in generalizzazioni,  i loro giudizi non sono sempre obiettivi e ci consegnano un ritratto dell’eta' Giulio - Claudia eccessivamente negativo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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