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AUTORITRATTO DI CATULLO

Dai carmi di Catullo emerge il ritratto di un uomo dalla personalità varia, tormentata, in continuo mutamento: egli, infatti, passa dalle più feroci invettive contro i nemici e la donna amata, alle più dolci parole nel ricordo dei momenti trascorsi con lei.

All’inizio della storia d’amore appare un Catullo vesanus ("pazzo d’amore", 7, 10), desideroso di infiniti baci, incurante dei pettegolezzi e dei possibili effetti del malocchio da parte dei maldicenti invidiosi ("[…] Rumoresque senum severiorum/ omnes unius aestimemus assis.", "[…] E consideriamo nulla le critiche dei vecchi troppo severi.", 5, 2-3. "Da mi basia mille, deinde centum,/ dein mille et altera, dein secunda centum,/ dein usque altera mille, deinde centum:/dein, cum milia multa facerimus,/ conturbabimus illa, ne sciamus,/ aut ne quis malus invidere possit,/ cum tantum sciat esse basiorum.", "Dammi mille baci, e poi cento, e poi altri mille e poi altri cento, e poi ancora altri mille e altri cento ancora; poi, quando ne avremo contate molte migliaia, ne confonderemo la somma, per non saperne il conto o perché qualche maligno non ci possa gettare il malocchio, una volta saputo il numero dei baci.", 5, 7-13. "Quaereris quot mihi basiationes/ tuae, Lesbia, sint satis superque […] Tam te basia multa basiare/ vesano satis et super Catullo est,/ quae nec pernumerare curiosi/ possint nec mala fascinare lingua.", "Mi chiedi, Lesbia, quanti tuoi baci mi bastino e mi avanzino […] Tante volte baciarti basterà e avanzerà a Catullo, pazzo d’amore, così che i curiosi non possano contarli tutti e le lingue maligne non possano gettare il malocchio.", 7, 1-2, 9-12).

Nella sua immensa felicità il poeta esorta se stesso e Lesbia a vivere questi momenti ("Vivamus, mea Lesbia, atque amemus.", "Viviamo, mia Lesbia, e amiamo.", 5,1).
La travolgente passione che lo prende si riscontra negli effetti che la donna provoca in lui al solo apparire ("[…] Nam simul te,/ Lesbia, aspexi, nihil est super mi/ lingua se torpet, tenuis sub artus/ flamma demanat, sonitu suopte/ tintinant aures, gemina teguntur/ lumina nocte", "[…] Non appena ti vedo, Lesbia, niente mi resta, ma la lingua mi si intorpidisce, un fuoco sottile si diffonde nel profondo delle membra, le orecchie mi rombano di un suono interno, entrambi gli occhi mi si coprono di tenebre.", 51, 7-12).

Ma quando Lesbia lo tradisce, Catullo, furioso, sferza contro di lei dure imprecazioni, senza risparmiare parole oscene e volgarità per lei e per i suoi numerosissimi amanti ("Cum suis vivat valeatque moechis,/ quos simul complexa tenet trecentos,/ nullum amans vere, sed identidem omnium/ ilia rumpens.", "Se la goda e se la spassi con i suoi amanti, che contemporaneamente abbraccia in numero di trecento, non amando nessuno veramente ma fiaccando le reni di tutti", 11, 17-20 - "Caeli, Lesbia nostra, Lesbia illa,/ illa Lesbia, quam Catullus unam/ plus quam se atque suos amavit omnes,/ nunc in quadruviis et angiportis/ glubit magnanimi Remi nepotes", "Celio, Lesbia, la mia Lesbia, la sola che Catullo ha amato, più di sé stesso e tutti i suoi, ora negli angoli delle strade e nei vicoli scortica i Romani", 58).

La donna, tradendolo, aveva, infatti, spezzato quell’ aeternum sanctae foedus amicitiae (109) che li aveva legati in precedenza ("Si qua recordanti benefacta priora voluptas/ est homini, cum se cogitat esse pium,/ nec sanctam violasse fidem, nec foedere nullo/ divum ad fallendos numinem abusum homines,/ multa parata manent in longa aetate, Catulle,/ ex hoc ingrato gaudia amore tibi."

lato nord"Se l’uomo prova qualche piacere quando ricorda il bene compiuto, quando pensa di essere pio, di non aver violato la fedeltà e di non aver abusato in nessun patto dell’autorità degli dei per ingannare gli uomini, molte gioie ti attendono per una lunga vita, Catullo, in conseguenza di questo ingrato amore", 76, 1-6 - "Nulla potest mulier tantum se dicere amatam/ vere, quantum a me Lesbia amata mea est./ Nulla fides ullo fuit umquam in foedere tanta,/ quanta in amore tuo ex parte reperta mea est.", "Nessuna donna può dire di essere stata tanto amata quanto Lesbia è stata amata da me. Mai nessuna fedeltà in nessun patto fu tanto grande quanto è stata dimostrata da parte mia nel mio amore per te.", 87).

In questo stato di sconforto egli si rifugia nei ricordi ("Fulsere quondam candidi tibi soles,/ cum ventitabas quo puella ducebat/ amata nobis quantum amabitur nulla./ Ibi illa multa tum iocosa fiebant,/ quae tu volebas nec puella nolebat./ Fulsere vere candidi tibi soles.", "Un tempo splendettero per te giorni luminosi, quando eri solito andare là dove la fanciulla ti conduceva, amata da noi quanto nessuna sarà mai amata. Lì allora si facevano molti giochi d’amore, che tu volevi e che la ragazza non rifiutava: splendettero veramente per te giorni luminosi.", 8, 3-8).

Catullo si rivela un profondo conoscitore di se stesso: è un giovane dal cuore infranto, ma in grado di analizzare perfettamente quelli che sono i suoi stati d’animo, le sue emozioni, i suoi limiti ("Miser Catulle, desinas ineptire,/ et quod vides perisse perditum ducas.", "Infelice Catullo, smettila di vaneggiare, e considera perso ciò che vedi perso", 8, 1-2).

La sua storia d’amore si avvia intanto verso la fase conclusiva e con una disperata preghiera si rivolge agli dei, invocandone l’aiuto ("O di, si vestrum est misereri, aut si quibus umquam/ extremam iam ipsa in morte tulistis opem,/ me miserum aspicite et, si vitam purite egi,/ eripite hanc pestem perniciemque mihi,/ quae mihi suprepens imos ut torpos in artus/ expulit ex omni pectore laetitias!/ Non iam illud quaero, contra ut me diligat illa,/ aut, quod non potis est, esse pudica velit:/ ipse valere opto et taetrum hunc deponere morbum,/ o di, reddite mi hoc pro pietate mea.", "Oh dei, se è proprio di voi avere compassione, o se mai ad alcuni offriste in punto di morte l’estremo aiuto, guardate me infelice e, se ho vissuto una vita senza colpe, liberatemi da questo morbo rovinoso che insinuandosi dentro di me come un languore nel profondo delle mie membra, ha scacciato via la letizia da tutta l’anima! Ormai non chiedo più che ella contraccambi il mio amore o, cosa che non è possibile, che voglia essere fedele: sono io che voglio star bene e liberarmi da questo morbo. Dei, concedetemelo in ricompensa per la mia pietas", 76, 17-26).

Catullo giunge così ad una sofferta maturità: da uomo giovane, immaturo e pronto a vivere una coinvolgente storia d’amore, con la passione propria dell’età, passando attraverso dubbi, tormenti, ricordi e disperazione, arriva alla rassegnata consapevolezza della propria trasformazione.

 

Caterina Croce, Margherita De Mori, Federica Giarola, Manuela Marai e Valentina Pesci

 

 

NOTEVOLI USI LINGUISTICI:
unius aestimemus assis (5,3), basia (5,7), conturbabimus (5,11) ,satis superque (7,2), quod vides perisse perditum (8,2)

 

"RETE TESTUALE": invidere(5,12), vesano (7,10), candidi tibi soles (8,8)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sirmione, Grotte di Catullo, lato nord