Quello che si sa sul #nuovo #iPad

Alessio Caprodossi (Messaggero 29/10/18)

Domani alla Brooklyn Academy of Music di New York Apple presenterà il nuovo iPad Pro (insieme a tre inediti Mac), prodotto sinonimo di tablet, dispositivo che sembra aver vissuto i suoi migliori anni riducendo il desiderio d’acquisto alla nicchia di professionisti e creativi che sfruttano applicazioni preziose per i rispettivi lavori. La diffusione di smartphone con display sempre più ampi ha cancellato per molte persone la necessità di contare su una tavoletta, che si posiziona a metà strada tra telefoni e portatili, con una crisi di vendite costante che, secondo un recente report di Digitimes, frenerà ancora le consegne dei tablet: poco più di 140 milioni saranno le unità piazzate per l’anno in corso e per quello seguente.

IL MERCATO

L’unico che mantiene l’appeal verso i consumatori è proprio l’iPad, che stando allo studio di cui sopra nel prossimo lustro guadagnerà ulteriori quote di mercato grazie all’introduzione di modelli più economici. Tra le novità che dovremmo vedere domani sulla versione Pro, oltre al sistema di riconoscimento facciale per lo sblocco che sostituirà il tasto centrale e una Apple Pencil rinnovata, ci sarà il display che occuperà l’intera superficie del tablet (eccetto il notch sulla parte superiore).

LE POSSIBILITÀ

Davanti alla china imboccata ormai un lustro fa, è da tempo che si ragiona su cosa ne sarà nei prossimi anni dei tablet e diverse sono le possibili direzioni. Nel formato standard, da nove e fino a undici pollici, può trovare spazio in settori vari con ruoli specifici, come nell’industria automobilistica e il settore scolastico, mentre allargando il campo e le dimensioni dello schermo, le cose cambiano e i potenziali usi aumentano. Nel primo caso, l’intrattenimento a bordo delle vetture è un elemento ormai assodato su bolidi e, con le dovute proporzioni, sulle utilitarie, mentre sul versante scolastico Marco Bussetti, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, intende mettere il tablet al centro del sistema didattico nostrano per farne il quaderno del futuro.

Ampliando il raggio d’azione, l’idea di varie aziende è che molto di ciò che ci circonda potrebbe trasformarsi in una grande tavoletta: muri, lavagne, coperture dei mobili, pareti e altri oggetti sono destinati ad avere una seconda vita estendo i loro tradizionali usi, per fornire servizi e informazioni attraverso uno schermo, da gestire mediante comandi vocali o il tatto. La visione di taluni futuristi si spinge oltre suggerendo una società imperniata su sensori e intelligenza artificiale, con display di varie taglie a mediare il rapporto tra uomo e macchine. In attesa di scoprire se diventeranno realtà quelle che oggi sono spesso considerate utopie (ricordate però cosa si diceva, e in parte dice ancora, riguardo alle macchine volanti e le centinaia di milioni che società attive in settori diversi – come Airbus, Audi e Uber solo per citarne alcune – stanno investendo per realizzarle), molti concordano nel descrivere un domani in cui gli schermi svolgeranno un ruolo centrale nella nostra quotidianità.

QUOTIDIANITÀ

Il cambio di paradigma sta nell’interattività, con lo strumento che risponde alle singole esigenze richieste dalle persone. Ecco, allora, che immaginare di controllare l’agenda digitale sullo specchio del proprio bagno come prima azione della giornata potrebbe non essere più un qualcosa di improbabile, così come è già possibile rispondere a una videochiamata ingigantendo l’immagine del contatto sulla tavola o un piano della cucina. Sulla stessa scia, non dovremo attendere ancora molto prima di programmare con un gesto il percorso della nostra auto, magari a guida autonoma, che allo stesso tempo fornisce informazioni dettagliate sul traffico con relativi consigli su come arrivare a destinazione.

Ancora più esteso sarà il ricorso agli schermi nel contesto urbano, con una metamorfosi già in corso d’opera grazie alla quale i monitor sono diventati uno strumento di dialogo per i cittadini, i quali potranno sfruttare l’intelligenza dei display per questioni legate alla sicurezza, alla mobilità, all’efficienza energetica o più semplicemente per avere informazioni fresche sugli eventi in programma e le ultime novità in tema di viabilità.

IL TURISMO

Un’idea è seguire l’esempio di Paesi all’avanguardia, come quelli scandinavi, dove gli schermi piazzati in punti strategici della città agevolano azioni e spostamenti di residenti e turisti attivando uno scambio di messaggi e feedback utile per migliorare i servizi offerti. Un altro comparto in cui lo schermo ha trovato una seconda vita è quello alimentare, con display grandi come gli scaffali che consentono di accelerare la spesa sfruttando lo smartphone per conoscere i dettagli dei prodotti a cui si è interessati. Per lo stesso scopo, in alcuni punti vendita italiani sono arrivati totem e tavoli interattivi per aiutare le scelte di acquisto: basta un semplice gesto per conoscere il percorso del prodotto prima di finire sullo scaffale o le modalità per lo smaltimento.

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