Le #radici #classiche della #scienza

di Lucio Russo (La Stampa Tuttoscienze 18/7/18)

Tra gli elementi della nostra civiltà tratti dalla cultura classica ve n’è uno particolarmente importante, ma per lo più ignorato: la scienza. Molti concetti della scienza moderna e soprattutto le basi del metodo scientifico risalgono infatti all’antichità classica.

Se lo si dimentica, si menoma gravemente la nostra comprensione della scienza: per capire i concetti scientifici è infatti essenziale comprendere perché sono stati elaborati. Qualche esempio può chiarire questo punto. Sappiamo da Plutarco che Aristarco di Samo aveva introdotto l’eliocentrismo per «salvare i fenomeni», ossia per rendere conto dei complessi moti dei pianeti osservabili dalla Terra.

Oggi tutti ripetono che la Terra gira intorno al Sole, ma vi è una diffusa ignoranza delle basi fenomenologiche dell’eliocentrismo. Si insegna semplicemente che non bisogna fidarsi dei propri occhi, che mostrano il Sole girare intorno alla Terra, bensì degli esperti che affermano il contrario. L’ignoranza dei fenomeni che hanno condotto all’eliocentrismo è connessa all’abitudine di attribuirlo a Copernico, che, come spiega egli stesso nell’introduzione al suo trattato, aveva scoperto l’idea in biblioteca, consultando antichi libri. Insegnare che la Terra gira intorno al Sole come Verità avulsa dai fenomeni osservabili ribadisce l’origine libresca dell’idea.

Secondo esempio: a scuola si insegna il cosiddetto «principio di Archimede»: ogni corpo immerso in un fluido riceve una spinta verticale dal basso verso l’alto, … ». Ai più è stato insegnato che si tratta di un risultato sperimentale, ma, poiché quasi mai si fanno esperimenti al riguardo, l’enunciato viene memorizzato passivamente. Se non ci si contenta di recitare una filastrocca, ma si vuole capire come calcolare la spinta idrostatica, c’è un modo semplice per farlo: leggere Archimede. Si scopre allora che nel suo trattato quel famoso enunciato era dimostrato, deducendolo da un principio molto più semplice e intuitivo.

Terzo esempio: quanti sanno perché d’estate fa più caldo? E sanno definire un tropico o un circolo polare? La geografia matematica, che risale a quello stesso III secolo a.C. in cui lavorarono Aristarco di Samo e Archimede e da allora ha costituito una delle più semplici applicazioni della matematica alla vita quotidiana, oggi è divenuta largamente estranea alla cultura condivisa. Il livello diffuso delle conoscenze scientifiche migliorerebbe molto se la divulgazione e soprattutto la didattica, invece di inseguire mirabolanti novità del tutto incomprensibili e spesso insicure, si ponesse l’obiettivo di illustrare il legame tra teorie e fenomeni, come in genere si può fare solo risalendo all’origine delle teorie. Non bisogna dimenticare che gli scienziati che nel primo Novecento hanno creato la scienza attuale erano stati iniziati al metodo scientifico studiando gli «Elementi» di Euclide: un’opera che Einstein considerava di fisica teorica.

È interessante analizzare come le antiche conoscenze si sono trasmesse fino a noi. Il più delle volte nei tanti secoli intermedi non erano state né comprese né dimenticate del tutto: si erano tramandate affermazioni avulse dal contesto fenomenologico che le aveva motivate e le rendeva applicabili. Consideriamo, ad esempio, la nozione della sfericità della Terra. Era nota nel Medioevo europeo? Nonostante il periodico riaffiorare della bufala che afferma il contrario, chiunque abbia studiato Dante sa bene che nel Medioevo le persone colte erano a conoscenza della sfericità della Terra. Era però una conoscenza basata solo sull’autorità delle fonti che l’affermavano, senza che nessuno fosse in grado di utilizzare questa nozione: non si usavano, infatti, le coordinate sferiche (latitudine e longitudine), i marinai non sapevano tracciare rotte che tenessero conto della curvatura terrestre e i cartografi rappresentavano la Terra come se fosse piatta. In breve, si può dire che la nozione della sfericità, come molte altre, era trasmessa allo stato fossile. Negli ultimi decenni buona parte della didattica e della divulgazione scientifica ha assunto di nuovo questa caratteristica medievale. Non è questo il luogo per parlare dell’analoga involuzione che ha riguardato la ricerca.

Lucio Russo

fisico e storico della scienza, è professore di Calcolo delle Probabilità all’Università di Roma Tor Vergata. Il suo saggio «Perché la cultura classica» (Mondadori) è stato insignito, a Roma, con il «premio speciale» alla 16a edizione del Premio Letterario Merck.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *