Basta seguire bene poche fonti straniere e redistribuire rapidamente i contenuti in ecosistemi meno aggiornati per apparire “avanti”? Purtroppo, sembra di sì, almeno agli occhi dei meno esperti, ma segnalare a getto continuo uno strumento o un’app non implica necessariamente né di averli capiti davvero né di essere dei content curator. La curatela non coincide con la semplice redistribuzione, ma implica selezione, confronto, contestualizzazione e assunzione di responsabilità rispetto a ciò che si propone.
La scuola, sentendo una fortissima pressione all’innovazione tecnologica, soprattutto sull’AI, è particolarmente esposta a questa confusione, che porta molti docenti a confondere la competenza digitale con liste di applicazioni e panoramiche superficiali sul loro utilizzo (un fenomeno già diffuso con le nuove tecnologie in generale). Insomma, una scuola che abbiamo visto, nella corsa sfrenata agli acquisti per effetto del PNRR, rincorrere continuamente piattaforme, accumulare strumenti e consumare novità, senza costruire una cultura tecnologica reale.
Presentare uno strumento significa, innanzitutto, selezionarlo tra le alternative disponibili, sapendone riconoscere e argomentandone pregi e difetti in relazione alla pedagogia, con attenzione ai processi cognitivi. Significa chiedersi (e insegnare ai colleghi a chiedersi) perché usare uno strumento, quando evitarlo, che cosa semplifica, che cosa impoverisce, quali competenze contribuisce a sviluppare e quali, invece, rischia di delegittimare o sostituire. Significa anche discutere limiti, errori, sostenibilità, privacy, effetti sull’autonomia cognitiva e reale trasferibilità didattica, evitando l’effetto vetrina tipico di molta pseudo-formazione tecnologica.
Il prerequisito fondamentale nella content curation in ambito didattico è la definizione di un metodo di valutazione degli strumenti e delle applicazioni (la valutazione critica delle risorse digitali richiesta nell’area 2 del DigCompEdu) e la disseminazione dei criteri di selezione, perché gli elenchi di app invecchiano rapidamente, mentre la comprensione critica e le domande educative restano.

