Partendo da un articolo di Maurizio Molinari su “La Stampa” dedicato al prompting nella scuola americana, ho provato a distinguere due piani, spesso confusi nel dibattito pubblico, quello dell'evoluzione tecnologica e quello, diverso, del compito educativo della scuola.

EVOLUZIONE TECNOLOGICA E COMPITO EDUCATIVO DELLA SCUOLA

L’articolo sostiene che una delle competenze fondamentali da sviluppare nei percorsi scolastici sia il prompt engineering, vale a dire la capacità di formulare richieste efficaci ai sistemi di Intelligenza Artificiale. A una prima lettura questa tesi potrebbe apparire in parte superata, perché nel 2026 il dibattito tecnologico si concentra sempre meno sul "prompt perfetto" e sempre più sugli agenti intelligenti, sulla memoria persistente, sull'integrazione con strumenti esterni e sulla gestione di flussi di lavoro complessi. I modelli linguistici interpretano ormai richieste formulate in linguaggio naturale con una disinvoltura che pochi anni fa non avevano, tanto che la precisione sintattica del prompt ha smesso di essere l'elemento decisivo.

Questa osservazione, tuttavia, rischia di essere fuorviante se applicata al contesto educativo. L'articolo, infatti, non affronta il tema dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica, ma da quello della formazione delle nuove generazioni, una differenza sostanziale, perché ciò che appare marginale nel dibattito tecnico conserva, invece, un valore educativo profondo quando lo si considera un'occasione per sviluppare modalità di pensiero, non semplici abilità operative.

DAL MODELLO MENTALE DELL'INFORMATICA ALL'AI LITERACY

La scuola si è già trovata, in passato, davanti a una situazione analoga. Negli anni Ottanta e Novanta imparare a utilizzare un computer significava acquisire conoscenze che oggi sembrano elementari, ma che costruivano un vero e proprio modello mentale dell'informatica. Comprendere che cosa fosse un file, come fosse organizzato un disco, distinguere hardware e software, conoscere il significato di operazioni come salvare, copiare o comprimere dati non era un elenco di nozioni isolate, ma un modo di capire come funzionasse la tecnologia.
Con la diffusione di smartphone e tablet, le interfacce sono diventate sempre più intuitive e la complessità è stata progressivamente nascosta agli utenti con vantaggi indubbi, ma con un effetto meno evidente, cioè che molti giovani usano con disinvoltura applicazioni, servizi cloud e piattaforme digitali senza possedere le conoscenze di base che permettono di capire che cosa avvenga dietro le quinte. Finché l'esperienza d'uso segue percorsi predefiniti, il problema resta invisibile, emergendo, però, appena è necessario affrontare l'imprevisto, valutare questioni di sicurezza, comprendere i meccanismi della privacy o gestire in modo responsabile i propri dati. È da questa consapevolezza che sono nati, da un decennio, i percorsi di digital literacy e cittadinanza digitale.

L'Intelligenza Artificiale rischia oggi di riproporre lo stesso schema per l’insistere, sempre più spesso, da parte di alcuni tecnici che il prompting sia destinato a perdere importanza perché i modelli comprendono richieste formulate in modo approssimativo e colmano da sé molte ambiguità linguistiche. L'affermazione, corretta sul piano tecnologico, non lo è altrettanto su quello educativo. Per comprenderlo, sarebbe come sostenere che, poiché il cloud ha reso invisibile la gestione dei file, non serva più capire come vengano organizzate le informazioni. Anche in questo caso, finché tutto funziona, quella conoscenza sembra superflua, quando, però, qualcosa si inceppa, diventa improvvisamente indispensabile.

IL PROMPT ENGINEERING COME PROCESSO COGNITIVO

Il vero nodo, dunque, non è il prompt come tecnica, ma il prompt come processo cognitivo. Presentato come un insieme di formule per ottenere risposte migliori da ChatGPT, Gemini o Claude, il suo valore è destinato a scemare con l'evoluzione dei modelli, ma se interpretato come capacità di definire con precisione un problema, esplicitarne il contesto, individuarne i vincoli, valutare criticamente le risposte e riformulare progressivamente la richiesta, assume tutt'altro peso. In questa prospettiva il prompting smette di essere una competenza tecnica e Unicode diventa una forma di educazione al ragionamento, alla pianificazione e alla metacognizione per chiarire, prima di tutto, il proprio pensiero.

Questo è il limite principale dell'articolo di Molinari, che richiama correttamente alcune buone pratiche, come contestualizzare, specificare vincoli, scomporre un problema e verificare le fonti, ma le raccoglie tutte sotto l'etichetta di "prompt engineering", facendolo coincidere di fatto con l'alfabetizzazione all'Intelligenza Artificiale nel suo complesso. Al contrario la ricerca educativa distingue ormai con chiarezza il prompting dall'AI literacy, che comprende dimensioni ben più ampie, come la comprensione del funzionamento dei modelli, la consapevolezza dei bias, la valutazione critica degli output, gli aspetti etici e la capacità di integrare l'AI nei processi di apprendimento, senza delegarle il pensiero.

FORMAZIONE DOCENTI: SUPERARE LA LOGICA DEL SOFTWARE DEL MOMENTO

Una riflessione analoga riguarda la formazione degli insegnanti. Per anni l'innovazione digitale a scuola è passata attraverso corsi dedicati agli strumenti che via via si affacciavano sul mercato, come se il problema educativo coincidesse con l'apprendimento del software del momento, mentre a fare la differenza non è mai stato lo strumento, ma la capacità di comprenderne il valore didattico, le competenze che sviluppava, i limiti che introduceva e i processi cognitivi che favoriva o sostituiva.
Lo stesso rischio si ripresenta oggi con l'Intelligenza Artificiale, soprattutto con la moltiplicazione di corsi dedicati ai singoli sistemi, che lasciano la questione di fondo sullo sfondo. Non si tratta di imparare a usare ChatGPT, Gemini, Claude o qualunque modello prenderà domani il loro posto, ma di capire che cosa significhi pensare insieme a un sistema intelligente, quali attività si possano affidare all'AI e quali debbano restare responsabilità della persona.
In questa prospettiva il prompting può essere considerato una grammatica dell'interazione con l'Intelligenza Artificiale. Se è vero che nessuno confonderebbe la grammatica con la lingua, è altrettanto vero che nessuno ne metterebbe in dubbio l'utilità per comprendere il linguaggio, usarlo con consapevolezza e correggere i propri errori. Allo stesso modo, il prompting non è il fine dell'educazione all'AI, ma uno degli strumenti con cui costruire un rapporto consapevole con questi sistemi.

L'interazione con i sistemi più avanzati è sempre più dialogica e il valore non nasce dalla formulazione impeccabile di una singola richiesta, ma dalla capacità di sostenere una conversazione, verificare le risposte, correggere il percorso e costruire progressivamente conoscenza. Anche per questo il focus educativo dovrebbe spostarsi dal prompt alla qualità dell'interazione e del ragionamento condiviso.

LA RESPONSABILITÀ DELLA SCUOLA: ADDESTRARE ALL'USO O EDUCARE AL PENSIERO?

È proprio qui che emerge la responsabilità della scuola. Le aziende tecnologiche possono legittimamente concentrarsi sull'uso efficace dei propri prodotti, perché il loro obiettivo coincide con la diffusione delle piattaforme che sviluppano; alla scuola spetta, invece, costruire competenze destinate a restare valide anche quando gli strumenti saranno già cambiati. Il rischio, altrimenti, è che gli studenti acquisiscano competenza operativa senza competenza critica, capacità d'uso senza quel modello mentale che permette di comprendere meccanismi, limiti e conseguenze delle tecnologie che utilizzano. È questa la differenza tra addestrare all'uso di una tecnologia ed educare al pensiero. Gli strumenti continueranno inevitabilmente a cambiare, ma la capacità di formulare problemi, verificare le informazioni, dialogare criticamente con sistemi intelligenti e assumere decisioni consapevoli resterà una delle competenze fondamentali della cittadinanza del XXI secolo.

L'immagine riporta l'articolo di Maurizio Molinari pubblicato su "La Stampa" esclusivamente ai fini del commento e della discussione critica, nel pieno rispetto del diritto di cronaca e riconoscendone la paternità e il copyright.

Grafica concettuale che unisce il profilo di una mente umana a reti di dati digitali, metafora dell'alfabetizzazione all'IA e dell'educazione al pensiero critico a scuola.
Oltre il prompt engineering: la scuola deve mettere al centro i modelli mentali e l'AI literacy.

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